LASCIARE ANDARE IL VECCHIO

Un articolo di Alessandro Carli

 

Succede ad ogni cosa: oggetti, persone, idee, strategie, gusti, rapporti, ecc.

Invecchiano tutti.

E a quel punto, che si fa? Si butta via tutto?

Forse non c’è bisogno di arrivare a quegli estremi, ma sicuramente va fatto qualche “ritocco”.

Tanto per cominciare, cosa s’intende per “vecchio”? Quand’è che una qualunque cosa (nel senso più ampio del termine) diventa vecchia o, peggio ancora, diventa obsoleta?

Sono due gli aspetti da considerare:

  1. L’incapacità di svolgere efficacemente la funzione per cui è stata creata, cioè non produce o non ci aiuta più a produrre i risultati per cui esiste;
  2. C’induce a restare nella nostra area di comfort.

Gli esseri umani e, in misura minore, tutto ciò che è naturale non diventano mai obsoleti perché non sono stati creati per svolgere una funzione, bensì per perseguire due scopi fondamentali: crescere e contribuire. Solamente un modo di pensare meccanicistico può indurci a vedere soprattutto le persone come “funzionali” al perseguimento di scopi egoistici, cosa peraltro molto più comune di quanto si creda.

Tuttavia, quando scegliamo di pensare in modo “vecchio”, quando le nostre strategie ed azioni continuano a ricalcare gli stessi modi operandi, quando i nostri desideri continuano ad essere gli stessi di quelli di 10 o 20 anni prima, quando smettiamo di porci obiettivi significativi e la nostra vita è segnata dalla stessa routine, allora si diventa obsoleti.

Tolte, ahimé, poche felici eccezioni, le persone anziane diventano vecchie non per via dell’età, ma per la staticità innanzitutto mentale a cui si autocondannano, da cui poi deriva anche quella emozionale e fisica. E niente vieta che la stessa cosa accada anche quando si hanno 30 anni.

In proposito, c’è anche una citazione importante presa dal Vangelo: “Nessuno strappa un pezzo di stoffa da un vestito nuovo per metterlo su un vestito vecchio, altrimenti si trova con il vestito nuovo rovinato, mentre il pezzo preso dal vestito nuovo non si adatta al vestito vecchio.”

È straordinaria! Non puoi prendere una nuova idea, una nuova visione e calarla in un contesto vecchio che promuove vecchie modalità e strategie, perché quella visione è destinata a morire inutilmente mentre il vecchio non potrà mai ringiovanire… perché non vuole: piuttosto muore.

Chi, come me, frequenta l’ambiente della crescita personale da un po’, è spesso venuto a conoscenza di storie davvero strazianti che coinvolgevano coppie anche già d’annata e con figli magari ancora piccoli dove, dopo un’esperienza formativa anche fatta insieme, hanno visto i due che si sono lentamente, ma inesorabilmente allontanati l’uno dall’altra fino a lasciarsi. E questo, nonostante si amassero ancora e avessero fatto di tutto per stare insieme.

Cos’è successo?

Solitamente, uno dei due (solitamente la donna) capisce che la relazione sta languendo e propone all’altro/a di ravvivarla andando a fare insieme un’esperienza di crescita personale. Questo dà al rapporto nuova linfa, una nuova convinzione e torna l’affiatamento di prima… anche più di prima! Si dà il caso, però, che le persone non crescono alla stesso modo né, tantomeno, alla stessa velocità e quello più “lento” fa fatica a seguire l’altro.

Ad un certo punto, il più lento dei due sente di perdere il controllo del rapporto, diventa insicuro e ricade nelle vecchie routine, opponendo sempre più resistenza al processo. L’altro (o altra), però, sempre più convinto ed ispirato dai cambiamenti che sta facendo non è disposto a tornare indietro, per quanto ami ancora il/la suo/a compagno/a.

Per un po’ si cerca di capire, di mediare, di scendere a compromessi, di aspettare che l’altro/a ti raggiunga… ma il più delle volte finisce in separazione o divorzio. Magari meno traumatico e più consapevole, ma nel nostro mondo non c’è alternativa alla crescita e chi la prova non ci rinuncerà mai, poiché se lo facesse perderebbe l’entusiasmo e la passione che aveva così faticosamente ritrovato: non puoi costruire il nuovo sul vecchio, poiché finiresti per perdere l’uno e l’altro!

Le stesse dinamiche le troviamo anche nel lavoro. Quante aziende, arrivate ad un certo punto della loro storia, sentono il bisogno di una “rinfrescata” e si attivano per rinnovare qualcosa, ma con scarso successo, per quanto fortemente ci provino?

Non puoi rinnovare niente se non cambiano visione, idee, paradigmi, strategie… ed il più delle volte occorre cambiare completamente gestione per portare una ventata d’aria autenticamente fresca in azienda e, questo, a prescindere dalle capacità manageriali dei “vecchi”.

Chiudere con il passato, con il proprio passato, con quella parte del passato che ostacola o blocca la nostra crescita è una necessità e spesso si rende necessario un deciso colpo di mannaia: non è qualcosa con cui scendere a compromessi.

Va ricordato, tuttavia, che il nostro percorso non deve impattare in modo doloroso sugli altri, soprattutto i nostri affetti più cari e comunque coloro che in modi diversi dipendono da noi. Non devono essere loro a pagare in prima persona il prezzo della nostra crescita.

Ma questo, richiede un approfondimento a parte.

Alessandro Carli

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