Sfide globali, soluzioni di squadra: il potere del teamwork nell’internazionalizzazione.
Un articolo di Stefano Munaron
Gli assetti geopolitici, nel turbine del conflitto russo ucraino, dell’inflazione e della pandemia, ricombinano rapporti ed equilibri dei mercati internazionali.
Il nuovo ecosistema ridistribuisce i flussi economico-finanziari con una forte polarizzazione oriente-occidente: il commercio “a blocchi” si manifesta con una concentrazione delle rotte e delle transazioni commerciali.
Fenomeni dirompenti evolvono e si sovrappongono rapidamente: la globalizzazione retrocede, la glocalizzazione accelera ,il reshoring per accorciare la catena del valore è in crescita con la spinta del lean procurement , la sostenibilità è un asset irrinunciabile per creare valore per le comunità e i territori , la rivoluzione tecnologica è dirompente trainata dal fenomeno dell’intelligenza artificiale con le sue implicazioni etiche e di produttività.
Nuovi poli si aggregano.
I mercati fast expanding hi tech , infrastrutturali di conclamate disponibilità finanziare (Medio Oriente e EAU) , con Gen Y e Z ad elevata scolarizzazione e i mercati di frontiera ( tra questi Marocco , Croazia, Vietnam, Nigeria ) giovani, slegati dalle dinamiche globali con importante sviluppo diversificato interno e rischio paese consistente per le restrizioni agli investimenti, affiancano i “vecchi”e stagnanti mercati tradizionali d’Occidente a medio alto reddito procapite ( Europa e in parte USA) e i mercati “ex emergenti” (tra cui India, Cina Brasile) , territori estesi che cubano il 40% del PIL mondiale con consumi crescenti della classe media, urbanizzazione spinta, rischi politici, barriere all’ingresso diversificate e culture lontane.
Le economie del mondo si configurano nella loro complessità: ambigue, instabili, incerte, volatili e soprattutto veloci.
In questo contesto, l’internazionalizzazione di una PMI si gioca nel perimetro di 70-80 mercati prioritari potenzialmente accessibili. Per l’imprenditore diventa vitale fare una scelta strategica “obbligata”, compatibile con le risorse disponibili, per giocare la partita, diversificare il rischio mettendo in atto un cambiamento di paradigma.
L’export, fatto di estemporanee azioni ed attività come la partecipazione a qualche fiera o evento internazionale e l’acquisizione di clienti spot nei Paesi vicini geograficamente e culturalmente, pur rappresentando l’innesco, la scintilla, il trigger del cambiamento, non è più sufficiente.
L’imprenditore deve “scalare” il business, considerare i mercati in un’ottica integrata per creare una presenza stabile e continuativa, attraverso lo sviluppo delle vendite con canali digitali o tradizionali ( strategia social e web, distributori, agenti, grande distribuzione).
Il passo successivo è l’internazionalizzazione che può consistere nella creazione di centri d’acquisto per sfruttare le asimmetrie tra mercati o nell’investimento per la messa a punto di format, per un efficace presidio del mercato target e controllo dell’attività di vendita, produzione , ricerca o reperimento di capitali sul territorio ( accordi commerciali, Joint Venture con partner locali , investimenti diretti brownfield o greenfield con costituzione di branch,filiali commerciali e produttive ).
Queste operazioni richiedono capacità negoziali, competenze di pianificazione, governance e conoscenza delle technicalities “locali”: esse sono il carburante con cui l’imprenditore alimenta il percorso e contribuisce alla propagazione virtuosa del processo.
I tipi di cambiamento affrontati sono ben identificati dalla metafora dell’iceberg in cui la parte visibile in superficie si riferisce agli interventi di miglioramento incrementale rapidi e veloci operando sul “cosa” (prodotti/servizi) sul “ come” ( organizzazione e canali di sbocco) e “quando” ( time to market) approcciare i mercati agendo sull’organizzazione con la pianificazione, studiando e selezionando i canali, intervenendo sul marketing mix.
Per consolidare il cambiamento, serve operare in profondità sull’iceberg sommerso, con approccio generativo individuando “chi” , la squadra coesa interna all’azienda ed esterna a geometria variabile che lavora a progetto allineata con gli obiettivi e agire sul “perché” cioè definire posizionamento (visione, missione e valori).
Come costruire un team multietnico internazionale performante adattato alle cultura del mercato o dei mercati prescelti?
Non esiste una formula magica per gestire le molteplici variabili in gioco. La eterogeneità dei componenti , le competenze, abilità e culture che caratterizzano team più o meno interdipendente, richiede un aprroccio su misura specifico per ogni progetto. Ci sono comunque dei capisaldi, delle leve su cui lavorare per creare un teamwork efficace, promuovere e sviluppare il talento individuale e collettivo del gruppo .
Eccoli:
Capacità: allenare le abilità trasversali per capire come portare contributo e accrescere le competenze hard con piani formativi ad hoc posti al servizio della squadra ;
Cooperazione: attitudine per cui il team sente la fiducia e la sicurezza psicologica del ruolo; è coeso , efficace, aperto ed integra le differenze culturali e linguistiche;
Coordinamento : consapevolezza del Progetto di lavoro , supporto reciproco tra i componenti ,adattamento alle condizioni che cambiano,gestione delle emozioni e dei conflitti ;
Comunicazione: qualità e non quantità, condivisione, apertura alle diverse culture,inclusione Consapevolezza di essere nella stessa barca,condividere i compiti e comprendere il contesto ; Creare le condizioni ambientali :facilitare senza inibire i contributi individuali e la creatività del gruppo, smussare le differenze ,garantire un clima di confronto
Centralità e focus: chiarezza sui compiti da svolgere, rimozione degli ostacoli, empowerment che vuol dire partecipazione.
Un team inclusivo, multiculturale e socialmente coeso, fa della diversità la sua forza: menti e culture diverse che si fondono e si integrano in un’unica voce armoniosa, portando innovazione e resilienza, sono le fondamenta di un progetto di internazionalizzazione Vincente.