“Un giorno nella vita di un recruiter: tra CV, telefonate e intuizioni”
Un articolo di Paola De Vitis
Se pensate che il lavoro di un recruiter sia solo leggere CV e mandare email, siete sulla strada sbagliata. Ma tranquilli: non siete i soli a pensarla così.
Un giorno nella vita di un recruiter è un mix di organizzazione militare, improvvisazione creativa e, soprattutto, intuizioni che non si trovano su nessun foglio Excel.
La mattina comincia spesso con una scorta di caffè e una pila di CV da sfogliare. Non è solo questione di esperienza o skill: leggere un CV significa capire storie, percorsi, scelte di vita. Dietro ogni riga c’è un’esperienza che può fare la differenza, e ogni dettaglio può trasformarsi in una domanda o in una connessione.
Poi arrivano le telefonate. Alcune programmate, altre improvvise. Alcune durano cinque minuti e ti lasciano un’impressione nitida, altre sembrano interminabili ma ti regalano un insight che vale più di mille fogli di valutazione. In quel momento, il tono di voce, le pause, le esitazioni e persino i silenzi raccontano più di qualsiasi lista di competenze.
E poi ci sono le intuizioni. Quelle scintille che ti fanno dire: “Sì, questa persona può funzionare nel nostro team” o “Forse in un altro ruolo, un altro momento…”. Non si trovano nel CV, non si leggono nelle email, non si misurano in anni di esperienza. Nascono dall’osservazione attenta, dalla sensibilità, dall’empatia.
Tra una call e l’altra, c’è spazio per coordinare team, aggiornare report, rispondere a manager ansiosi o candidati impazienti. È un lavoro che richiede rigore, ma anche flessibilità. E soprattutto richiede di tenere sempre la porta aperta: un no oggi non significa “mai più”, ma può essere l’inizio di una relazione per il futuro.
Alla fine della giornata, tra feedback inviati e follow-up programmati, c’è un momento di riflessione: non si tratta solo di assumere, ma di connettere persone, storie e opportunità. È un lavoro che richiede cuore, testa e un pizzico di intuito.
E quando torni a casa, forse stanco, forse soddisfatto, pensi che ogni colloquio, ogni telefonata, ogni CV letto è un piccolo tassello di una storia più grande. Non c’è formula perfetta, ma c’è la certezza che, dietro ogni scelta, c’è sempre una persona.
E questo rende il lavoro di un recruiter incredibilmente umano, stimolante… e sorprendentemente imprevedibile.

