LA SEMPLICITÀ È IL SEGRETO DELLA COMUNICAZIONE EFFICACE

Un articolo di Pasquale Di Matteo

Nel panorama della comunicazione, l’abilità di trasmettere concetti complessi in modo chiaro e conciso è un tratto distintivo che distingue i veri esperti dai dilettanti.

L’ARTE SOTTILE DELLA SEMPLICITÀ

Comunicare in maniera semplice non è solo una teoria, né dimostrazione di tecnica o un esercizio per pavoneggiarsi, ma è un elemento essenziale nella cassetta degli attrezzi di un qualunque buon comunicatore.

La semplicità richiede un’immersione completa nel messaggio che si intende trasmettere, che deve diventare la parte più importante dell’intero atto di comunicazione.

È l’abilità di discernere l’essenziale dall’accessorio, di isolare la pura sostanza concettuale.

Un esempio lampante è il mondo della musica. Studiando le più semplici progressioni sulla chitarra, è possibile strimpellare quasi tutto il repertorio di Lucio Battisti. La semplicità dei brani del grande cantautore è uno dei motivi per cui, ancora oggi, a tanti anni dalla sua scomparsa, molti giovani improvvisano i suoi pezzi più iconici.

 

Non serve una grande tecnica per arrivare alla gente. Allo stesso modo, non serve un linguaggio forbito per comunicare.

UN ESERCIZIO PER MIGLIORARE LA COMUNICAZIONE EFFICACE

Un esercizio fondamentale per imparare a comunicare in modo semplice, ponendo il messaggio al centro della comunicazione, è registrarsi durante un discorso, per poi eliminare ogni aggettivo superfluo, ogni avverbio, nonché giri di parole complessi.

La medesima revisione si può apportare a un testo scritto, ovviamente.

Ciò che resta, spogliato delle sovrastrutture linguistiche, è il nucleo del messaggio. Ed è ciò che serve.

Il discorso vale per la comunicazione orale come per quella scritta. Se non è richiesta una comunicazione settoriale, per esempio in ambito tecnico, accademico o giuridico, meglio esprimersi in maniera semplice.

Che siate manager che veicolano un messaggio ai collaboratori, oppure un critico d’arte a un vernissage, o, ancora, un insegnante in classe, chi vi ascolta deve capire.

Se tutti comprendono il messaggio, sapete comunicare, altrimenti no. Al di là della tecnica, della sintassi raffinata o di altri elementi che, al di fuori dell’ambito scolastico, c’entrano come i cavoli a merenda.

LA COMUNICAZIONE UNIVERSALE

La comunicazione efficace non può verificarsi in presenza di barriere intellettuali o accademiche.

Comunicare significa veicolare un qualunque messaggio a tutti, dal docente universitario, al bambino delle scuole elementari.

 

Se la tua esposizione, o un testo, non sono compresi da tutti, non avrai raggiunto l’obiettivo di veicolare il messaggio. Perciò, qualunque sia la qualità della tua tecnica espressiva, avrai fallito come comunicatore.

Infatti, il mondo è pieno di autori anche pluripremiati, ma che la maggior parte dei lettori non leggerebbe neppure sotto tortura.

Colpa del pubblico ignorante?

Mettiamola così: se vado a Parigi e pretendo di comunicare in cinese a una platea in cui tutti si guardano basiti e strabuzzano gli occhi, chi è l’ignorante?

Allo stesso modo, se scrivi thriller e ti rivolgi a un pubblico con istruzione media, che legge di sera, dopo una giornata stancante, devi capire che in pochi hanno voglia di perdersi in frasi chilometriche, con il predicato all’inizio e il soggetto alla decima riga. Dopo due pagine, non ti leggono più, perché vogliono evadere dai problemi ed essere catturati da una narrazione fluente, rapida, accattivante.

Questo concetto di comunicazione profonda è piuttosto dibattuto nell’editoria, con posizioni contrapposte.

È uno di quegli elementi che, soprattutto in Italia, si fatica a innovare a causa di troppi luoghi comuni, troppi schemi e moltissimi “si scrive così, altrimenti non sai scrivere”, frase che suona come quella che è l’incubo in qualsiasi azienda seria e aperta al futuro: “si è sempre fatto così”.

Perciò, al di là dei tanti discorsi, se il tuo messaggio non è comprensibile a tutti i presenti, o a ogni lettore, allora non sai comunicare.

 

Magari ti esprimi con un linguaggio forbito, forse sei un autore da Premio Strega, quindi ci sarà chi applaudirà e annuirà compiaciuto, ma è probabile che se si ponessero domande su quanto esprimi, tanti non saprebbero rispondere in maniera pertinente ed esaustiva, poiché di ciò che dici o scrivi comprendono un decimo.

Parlare e scrivere bene, infatti, non significa necessariamente saper comunicare.

UN ESEMPIO DI SEMPLICITÀ

Ora, facciamo un esempio, accennando alla teoria della relatività in modo non troppo complicato e poi in modo semplice.

La gravità è una distorsione dello spazio-tempo, da cui essa scaturisce, e, se la velocità della luce non può variare, alla modifica dello spazio consegue necessariamente la variazione del tempo.

Contorto, vero?

Se cercate sul web, trovate anche spiegazioni più complesse.

Ok, vediamola in maniera semplice:

 

Immaginate l’universo come un foglio di A4 steso sul tavolo. Ebbene, l’idea di Einstein sullo spazio e il tempo ci dice che la gravità è una forza invisibile capace di piegare il foglio A4, formando delle onde che cambiano sia lo spazio, sia il tempo.

Il concetto della relatività resta complesso, ma spiegarla in maniera semplificata la rende alla portata di chiunque, sempre che non si sia in un’aula universitaria durante l’ora di fisica, naturalmente, o tra accademici, dove si può osare con un linguaggio scientifico.

E, come avrai notato, semplificare non significa utilizzare un numero minore di caratteri. Anzi, spesso è necessario ricorrere all’esempio e/o a una metafora, che sono elementi preziosi nella cassetta degli attrezzi di qualunque comunicatore esperto.

LA BELLEZZA DELLA CHIAREZZA

Nel mondo della comunicazione, la semplicità è la luce che illumina il buio generato da ciò che risulta complesso.

 

Rivelare l’essenziale richiede una padronanza totale della materia di cui si tratta, perciò non è affatto banale.

Per spiegare un concetto complesso in maniera semplice, è fondamentale conoscere e aver capito appieno ciò di cui si vuole trattare. È necessaria una comprensione profonda per rendere il messaggio accessibile a tutti.

La prossima volta che ti troverai di fronte a un concetto complesso, a una frase non proprio fluente, prova a chiederti se un ragazzino riuscirebbe a cogliere il messaggio che vuoi veicolare.

Se la risposta è no, semplifica.

 

Ricorda: comunicare non è un esame. Non devi piacere a un insegnante, a un collaboratore laureato in lettere o a un editor, ma devi comunicare, perciò vinci solo se riesci a farti capire.

 

Infatti, a mio avviso, la definizione più pertinente di comunicazione efficace è: farsi comprendere da tutti.

E la tua?

 

Pasquale Di Matteo