IL PREZZO DELLA LIBERTA’
Un articolo di Federica Colonna
“Vorrei mettermi in proprio… ma ho paura di lavorare troppo”
Sulla scia del mio ultimo post pubblicato su Linkedin, colgo l’occasione di approfondire l’argomento in questo articolo.
Ma perché approfondire, se alla fine, è un’ovvietà?
Perché a quanto pare, la narrazione pro marketing sta vincendo sul buonsenso, e allora è meglio fare chiarezza.
Qualche giorno fa ricevo l’ennesimo messaggio, da parte di una contabile che, stanca del lavoro da dipendente “che le va stretto”, mi chiede se è fattibile mettersi in proprio, lavorare da remoto e vivere di questo.
“Secondo te è fattibile?”
Le rispondo come rispondo sempre: sì, è fattibile.
Non è semplice, ma è fattibile.
Poi arriva la seconda parte del messaggio, quella che mi ha fatto riflettere:
“Ho paura di non riuscire a gestire tutto e di lavorare più di quanto lavoro ora”
Ecco svelato il cortocircuito creato dal marketing.
Negli ultimi anni sempre più persone stanno mettendo in discussione il lavoro dipendente.
- Vogliono orari più flessibili.
- Vogliono più tempo libero per se e la propria famiglia.
- Vogliono avere il “controllo sul proprio tempo!”
E fin qui, tutto comprensibile.
Il problema nasce dall’idea di libertà lavorativa che si pubblicizza, e che si pensa sia applicabile in tutti i contesti.
Marketing = più autonomia, ma non più fatica
Lavoro due ore al giorno, faccio viaggi tutto l’anno, i clienti li ho trovati dopo due settimane etc etc etc.
Un po’ come sperare di dimagrire 20kg in una settimana grazie alla tisana dimagrante.
Avere il controllo del proprio tempo, non significa LAVORARE MENO, ma semplicemente gestirlo diversamente in base a tutti gli impegni che si hanno nella giornata, lavorativi e non.
Per chi lavora nel mio campo, cioè quello della contabilità, la realtà è molto diversa da quella che raccontano.
Fare la contabile in modo autonomo, cioè svincolata dal rapporto da dipendente per uno studio specifico, significa :
- diversificare la clientela = lavorare per più studi e/o aziende
- moltiplicare il carico di lavoro = più studi, più contabilità (perché di certo uno studio non ti contratta per occuparti di una singola contabilità!).
- gestire il lavoro autonomamente, organizzandolo e incastrando vita lavorativa e vita privata
- gestire gli spazi di lavoro, visto che lavorerai da casa (a meno che tu non abbia un ufficio proprio)
In tutto questo, il lavoro è regolato anche da scadenze rigide, imposte dal fisco.
Poi c’è la componente psicologica di cui non si parla mai, ma che è spesso sottovalutata:
la responsabilità del lavoro.
Non hai più il capo, non hai più un contratto a tempo indeterminato: hai un cliente, che deve essere soddisfatto e deve avere un servizio impeccabile (per quanto possibile, perché siamo umani tutti).
- I clienti devono avere il risultato
- Gli imprevisti non si riducono.
- E gli errori, quando succedono, hanno un peso diretto.
Mentre prima era “il lavoro” a contenere queste dinamiche, adesso sei tu.
La libera professione non è una versione migliorata del lavoro dipendente.
Non è lo stesso lavoro… con più libertà e meno problemi, anzi!!
È un altro sistema. Stai giocando un altro campionato.
Un sistema in cui:
- la responsabilità è tua
- le decisioni sono tue
- e anche le conseguenze sono tue
A quel punto la domanda sulla quantità di lavoro diventa quasi secondaria, anzi inutile, perché è scontato che lavorerai TANTO di più.
Il cambiamento vero è nel concetto del lavoro, delle responsabilità e del come utilizzare il tempo a disposizione. Non ne avrai di più, semplicemente lo gestirai in modo diverso.
Forse arriverai a lavorare fino a sera tardi, ma magari potrai concederti vacanze in periodi impensabili rispetto a quando eri dipendente.
Forse gestirai il triplo del lavoro che avevi prima (te lo auguro), ma la recita di tuo figlio non te la perderai per un permesso negato.
Insomma non lavorerai meno, lavorerai diversamente.
La domanda vera da porsi, dopo tutte queste premesse, non è se “riuscirò a lavorare meno”, bensi se
“Vale la pena pagare questo prezzo?”
Perché la libertà lavorativa esiste, ma non è quella che raccontano, almeno per chi lavora nella contabilità.
E in base alla mia esperienza ti dico:
Fare la contabile da remoto, in modo autonomo, Sì, è fattibile.
Ma devi essere disposta a sostenere il peso della libertà che stai cercando, con responsabilità, sacrificio e tanto impegno.
Se l’unico vantaggio che cerchi è lavorare meno, lascia perdere, lavorerai sempre meno restando dipendente.
Ps – ci tengo a precisare, che tutta questa analisi è fatta sulla mia esperienza personale in questo ambito lavorativo specifico. Sono sicura che in altre aree, tipo marketing o vendite, la storia da raccontare sarà diversa.

