L’IDENTITÀ PROFESSIONALE È IL PROBLEMA DEL DECENNIO

Perché i professionisti over-40 stanno vivendo una crisi senza precedenti. E come uscirne.

di Pasquale Di Matteo

 

C’è una crisi silenziosa che sta colpendo una generazione di professionisti, più subdola di un virus, più perniciosa di qualunque pandemia, una crisi a cui il mainstream non ha ancora dato un nome e che non compare sui giornali.

E, cosa ancora più preoccupante, non viene discussa nelle conferenze di leadership.

Ma è reale e sta accelerando grazie, o per colpa, dell’AI.

È il collasso dell’identità professionale, che, per ora, colpisce prevalentemente chi ha tra 40 e 60 anni, chi ha investito tutto se stesso in un ruolo o in un’azienda, e si trova improvvisamente a dover ricominciare, senza la possibilità di spendersi per il suo ruolo perché quel ruolo non esiste o non esisterà più. O, meglio, sarà svolto da un robot, da una AI o da entrambi.

 

MA COSA STA SUCCEDENDO?

La combinazione di tre forze: accelerazione tecnologica (AI), ristrutturazioni aziendali e cambiamento generazionale nella cultura del lavoro; tutto ciò sta producendo qualcosa che non ha precedenti nella storia del lavoro moderno.

Professionisti competenti, con 20-30 anni di esperienza verificata, si trovano a dover ridefinire completamente chi sono in un contesto che non riconosce più i parametri su cui hanno costruito la loro identità.

L’identità professionale costruita attraverso anni di conferme esterne, dal titolo di studio all’azienda, dai risultati al riconoscimento dei pari, non esiste più perché questi riferimenti vengono meno, a causa di licenziamento, ristrutturazione, obsolescenza del ruolo, perciò, non rimane solo la perdita economica, ma viene meno l’identità nel mondo del lavoro.

Si parla di “trovare un nuovo lavoro”, di “aggiornare il CV”, di “fare networking”, ma senza identità, quando il ruolo non esiste più o non è spendibile.

Allora, ci si barcamena, cercando di gettarsi sulle AI. “Esperto di Prompt Chat Gpt” è una delle tante voci esplode in questi ultimi mesi.

Ce ne può essere una più inutile?

Saper scrivere prompt ottimali per una chat è come affermare di saper leggere e scrivere, ma tanti sono talmente fuori da mondo del lavoro contemporaneo, a tal punto superati, da credere che basti scrivere un’ovvietà per essere al passo con i tempi.

Chi è più giovane ha costruito meno identità intorno al ruolo, perciò, è ancora in fase di costruzione e ricominciare ha meno costo identitario.

Chi è più anziano ha già attraversato almeno una transizione significativa e ha costruito risorse psicologiche di adattamento, ma se il proprio ruolo evapora e diventa roba da intelligenze artificiali, il cambiamento richiesto è drastico.

 

I SINTOMI DELLA CRISI IDENTITARIA

Il collasso dell’identità professionale si manifesta in modo subdolo. Non come crisi drammatica immediata, ma come erosione progressiva.

I sintomi: procrastinazione nelle azioni di ricerca, per una sorta di difesa, per evitare il confronto con la nuova realtà; investimento nell’ottimizzazione di dettagli più inutili che secondari (il CV perfetto) invece che nell’azione principale, il Personal Branding e l’acquisizione di competenze accademiche (no corsi di enti, piattaforme, società marginali e altra pseudo immondizia che si trova ovunque sul Web); comparazione ossessiva con i pari che “ce l’hanno fatta”, oscillando tra “andrà tutto bene” e “non c’è più posto per me, finirò sotto ai ponti”.

Nessuno di questi è un problema di carattere, ma si tratta di risposte psicologiche normali a una perdita identitaria reale.

 

COSA FARE PER USCIRNE

Il percorso attraverso il collasso identitario professionale ha una struttura che conosco bene, perché l’ho sperimentata prima su me stesso, poi sui clienti.

Il professionista che attraversa una crisi identitaria e la elabora compiutamente non torna uguale a com’era, perché studia, si arricchisce, evolve. Diventa qualcosa di più ricco, con competenze, con risorse psicologiche, chiarezza valoriale e autenticità di brand che non poteva avere prima.

Cosa fare dunque?

Non credere che si tratti di una fase passeggera. L’AI è il presente e, ancora di più il futuro, perciò, credere di governarla, impararla, gestirla, come essere certi di diventare ricchi perché si vincerà la lotteria.

Allo stesso tempo, il catastrofismo non è la risposta.

L’AI è come l’elettricità, l’automobile, il computer. Nessuna di queste cose è nata con l’uomo, ma è arrivata con il progresso. Tutte queste invenzioni hanno polverizzato interi settori economici e tantissime mansioni: pensate a chi faceva trasporto a cavallo o a chi accendeva le luci per strada di sera e le spegneva al mattino.

Ma quante nuove professioni hanno generato?!

Quante professioni nuove sono sorte grazie a Internet?

L’AI, ovviamente, vale tutte le invenzioni del passato messe assieme e genererà una rivoluzione mai vista nella storia, non in queste proporzioni, ovviamente. Tuttavia, l’unica cosa che cambia davvero è che il cambiamento e l’adattamento alle novità avverrà solo per quelle persone disposte a studiare, ad apprendere nuove competenze, a rimettersi in gioco.

Mentre, in passato, è stato più semplice ricollocarsi, le AI spazzeranno via centinaia di professioni minori, ma saranno anche un volano per chi avrà competenze elevate, studi accademici importanti, frequenti, ad ampio ventaglio di competenze e, soprattutto, al passo con i tempi.

Perché, in un mondo che evolve settimanalmente, la laurea presa dieci anni fa è già Preistoria.

Se hai voglia di metterti in gioco, se hai le competenze per capire che il Personal Branding deve partire già quando il lavoro ti va a gonfie vele, e non quando sei stato licenziato, contattami.

Chi sono io e cosa posso fare per te?

Fino al 2017, lavoravo in fabbrica e avevo un diploma al Liceo Socio-psicopedagocico. Oggi rappresento una società culturale giapponese in Italia. Ho una laurea in Scienze della Comunicazione, un Master in Politiche internazionali ed Economia, studi di PNL, di lingua e cultura giapponese, e quasi una magistrale in Economia.

Grazie alle mie strategie di Personal Branding e comunicazione, sono arrivato a fare cose impensabili, a scrivere annualmente per riviste importanti a Tokyo e a Osaka, a tenere conferenze in quelle stesse città. Ho stretto mani a personaggi noti, ad ambasciatori, a industriali con migliaia di dipendenti. Ho organizzato eventi in luoghi di pregio, come al Palazzo della Provincia di Bari e alla Sala protomoteca del Campidoglio, a Roma.

E se io ho potuto evolvere e stravolgere la mia vita, dopo i quarant’anni, puoi farlo anche tu.

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Dott. Pasquale Di Matteo

Comunicazionista, executive Coach e creatore del Metodo Kinsaisei. Storia, Arte e Geopolitica per la Leadership. Lavora con CEO, leader, professionisti e artisti sulla crescita professionale e personale, attraverso storia, arte, geopolitica e comunicazione. Rappresentante per l’Italia della società culturale giapponese, Reijinsha, e Vicedirettore del Magazine Tamago-Zine.

www.pasqualedimatteo.com | info@pasqualedimatteo.com

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