IL SEGRETO DELLO STOICISMO CHE I GURU DELLA COMUNICAZIONE NON TI DIRANNO MAI
Ti sei mai chiesto perché, nonostante montagne di libri sulla produttività e la positività, l’ansia professionale torni sempre?
Forse è perché ci hanno venduto la versione sbagliata della resilienza, termine che, personalmente, non amo molto, ma che rende l’idea di quello che intendo dire.
Quella dell’indifferenza, del “fregatene”, del sorriso stampato mentre dentro tutto crolla.
Ma lo stoicismo non è questo, bensì l’arte di dedicarsi solo a quella parte di realtà che possiamo controllare.
Epitteto, schiavo diventato filosofo, lo spiegò duemila anni fa con una semplicità disarmante che esiste, al tempo stesso, sia ciò che dipende da te sia ciò che non dipende da te. Punto.
Intendeva che non esiste una zona grigia dove puoi controllare le reazioni altrui, né un’area negoziabile con l’algoritmo di LinkedIn o con l’umore del tuo capo, del collega o del tizio che commenta i tuoi post a sproposito.
Prendi la tua ansia professionale più perniciosa, quella che ti sveglia alle tre di notte e ti scopre senza fiato, con le palpitazioni che pulsano alla gola; è legata alla reazione di un cliente? All’andamento di un mercato che non risponde ai tuoi sforzi? Alla concorrenza sleale? Al giudizio negativo che qualcuno ha di te?
Se ci pensi, sono tutti elementi che non dipendono da te, eppure, spesso consumiamo il 90% delle nostre energie mentali proprio lì, su ciò che non possiamo cambiare. Ma è come tentare di remare contro una cascata.
Lo stoicismo non dice “non importa”. Sarebbe disumano e falso, d’altronde. Tuttavia, ci dice: “lavora su ciò che controlli con tutte le tue energie; sul resto, costruisci un’equanimità ferrea, ma non indifferenza”.
Facciamo un esempio concreto. Immagina di aver inviato una proposta commerciale importante.
La preparazione dipende da te, perciò, dipende da te se è stata meticolosa, se hai studiato il cliente, personalizzato l’offerta, curato ogni dettaglio.
Da qui in poi, la risposta del cliente, l’esito della trattativa, la firma sul contratto, non dipendono da te. Lo stoico moderno non smette di sperare o di desiderare il successo, ma smette solo di tormentarsi per ciò che, per definizione, gli sfugge e su cui non può fare nulla.
E questa, attenzione, è la tecnica più potente di riduzione dello stress mai inventata.
Funziona come quando evitiamo di rispondere a un commento che non ci piace sotto a un post, per non alimentare discussioni inutili e perdite di tempo. Ma non si risparmia solo tempo, bensì si preserva il nostro benessere psicofisico.
È la separazione netta tra sforzo e risultato, tra azione e attaccamento al frutto dell’azione.
Applicarla al lavoro quotidiano significa rivoluzionare la tua giornata.
Quindi, ogni mattina, chiediti: questo è sotto il mio controllo diretto? Se sì, aggrediscilo con tutte le tue forze. Se non lo è, osserva l’ansia che genera, riconoscila, ma non darle il timone delle tue decisioni e non farti governare da quella sensazione.
Non serve sopprimere l’emozione, devi solo smettere di obbedirle e, fidati, sparirà da sé.
La maggior parte del burnout non nasce dalla mole di lavoro, ma dalla tensione inutile generata dal voler governare l’ingovernabile e dal voler tenere sotto controllo l’impossibile.
I clienti insoddisfatti ci saranno sempre; l’algoritmo cambierà senza preavviso; spesso capiterà di non andare a genio a qualcuno o di stargli proprio sulle palle, e il mercato avrà fasi di stagnazione.
Accettalo, perché succederà comunque. E ricorda che accettare l’inevitabile non è rassegnazione, ma l’unica premessa per agire con lucidità laddove puoi davvero fare la differenza.
Ti va di fare un gioco per metterti alla prova?
Prendi un foglio ed elenca tre cose che ti preoccupano in questo preciso momento. Accanto a ciascuna, scrivi onestamente: dipende da me o non dipende da me?
Sulle prime, puoi intervenire con un piano d’azione. Sulle seconde, inizia un lavoro di accettazione e di reindirizzamento delle energie verso ciò che ti serve davvero e su cui hai potere d’azione.
Lo stoicismo non è per deboli, come afferma qualche stolto, al contrario, è per chi ha il coraggio di guardare in faccia la realtà, le competenze per comprenderla, la forza di decidere dove investire energie senza sprecarle in inutili perdite di tempo.
Perché la vita è troppo breve per sprecarla a litigare con ciò che non possiamo cambiare, con la testardaggine di certuni, l’ignoranza di altri o i giudizi di chi, se ci pensate, per il vostro lavoro e la vostra vita conta meno dei venti che soffiano su Saturno.
La vita è troppo preziosa per non dedicare ogni atomo della nostra attenzione a ciò che, invece, possiamo trasformare.
Dai valore al tuo tempo, perché ogni secondo bruciato in attività inutili è l’unica ricchezza che nessuno ti darà mai indietro, qualunque cifra tu fossi disposto a pagare.
Pensaci.
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Dott. Pasquale Di Matteo
Comunicazionista, executive Coach e creatore del Metodo Kinsaisei. Storia, Arte e Geopolitica per la Leadership.Lavora con CEO, leader, professionisti e artisti sulla crescita professionale e personale, attraverso storia, arte, geopolitica e comunicazione. Rappresentante per l’Italia della società culturale giapponese, Reijinsha, e Vicedirettore del Magazine Tamago-Zine.
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