MASCHERE, POTERE E PAURA.
COSA INSEGNANO I THRILLER SULLA COMUNICAZIONE AZIENDALE
Un articolo di Pasquale Di Matteo
Durante gli ultimi mesi, ho dedicato del tempo alla stesura del mio nuovo romanzo.
Ho strutturato la storia, l’aspetto psicologico dei personaggi, ho incastrato le scene per una trama coinvolgente… ed è la prima volta che ne parlo in un articolo.
Si tratta di un thriller psicologico che parla di ossessione, potere, verità. Ma, mentre scrivevo, giorno dopo giorno, mi sono accorto che i temi che trattavo sono gli stessi temi che incontro ogni giorno nella comunicazione: Il potere e la maschera; la verità scomoda; la scelta che non puoi rimandare.
Le stesse dinamiche che ho visto in alcune aziende, in tante riunioni interminabili – e spesso inutili – con persone che volevano essere da tutt’altra parte. Le stesse dinamiche che intercorrono tra colleghi, tra manager e dipendenti.
Sto ultimando un romanzo, ma potrebbe essere un manuale di comunicazione aziendale travestito da thriller psicologico.
Allora ho deciso di parlarvene.
Perché a volte, i thriller ci insegnano più dei manuali. E perché la comunicazione, in fondo, non è mai una questione di tecnica, ma di umanità.
IL POTERE E LA MASCHERA
Leonardo Lombardi è un uomo che ha costruito tutto sul controllo.
È un tennista di fama mondiale, un vincitore nato, un uomo che ha imparato a dominare gli avversari, le partite, la sua stessa vita. Indossa una maschera perfetta: sorriso sicuro, sguardo penetrante, successo.
Ma dietro quella maschera, c’è un uomo che sta morendo per un tumore al cervello. Inoperabile. Dodici mesi di vita.
Leonardo non lo dice a nessuno, continua a vincere. Continua a dominare, indossando la maschera del vincente, mentre dentro di sé il male cresce.
Quante volte un leader che non ammette errori?
Quante un manager nasconde le sue fragilità dietro una corazza?
Quante volte la maschera finisce per diventare il vero volto, mentendo a sé stessi?
La maschera, nella comunicazione aziendale, è il grande nemico, perché, se indossi una maschera, non vivi, ma reciti la parte di un personaggio che non sei tu.
Ma la recita, prima o poi, si scopre. Il pubblico se ne accorge, i dipendenti lo sentono, gli stessi clienti lo percepiscono.
Quindi, la maschera protegge, ma isola. Rassicura, ma allontana. Dà potere, ma toglie fiducia.
E, se perdi la fiducia, che te ne fai di tutto il resto?
La forza non serve a nulla nella vera leadership, che si costruisce sulla fiducia. E la fiducia nasce solo quando la maschera cade.
LA VERITÀ SCOMODA
Beatrice è la moglie di Leonardo.
È bella, elegante, raffinata. Ha tutto ciò che una donna potrebbe desiderare. Ma dentro di sé, Beatrice è una prigioniera.
Leonardo la umilia, la controlla. Ha perso un bambino a causa di quelle botte, eppure, Beatrice non parla, non denuncia, non scappa. Perché la verità, a volte, fa più paura della menzogna.
Beatrice sa che se parlasse, la sua vita sarebbe finita. Il suo matrimonio, la sua immagine, la sua identità. Così tace. E, nel suo silenzio, si trasforma da vittima a complice.
Quante volte, in azienda, evitiamo di dire la verità perché fa male o perché abbiamo paura?
Quante volte scegliamo il silenzio per paura di rompere gli equilibri?
Quante volte nascondiamo un problema, un errore, una situazione, sperando che tutto si risolva da sé?
La verità è scomoda, perciò è il grande tabù della comunicazione aziendale. Tutti la cercano, ma nessuno la vuole sentire.
Perché la verità, a volte, è un pugno allo stomaco che ti costringe a guardarti allo specchio e non ti lascia stare. Ti mette davanti a una scelta che non volevi fare.
Ecco perché si preferisce il silenzio, il più delle volte, anche se il silenzio ha un costo ed è sempre più alto di qualsiasi verità.
Quando non dici la verità, non proteggi gli altri, ma te stesso. E la protezione di sé, alla lunga, è il più grande tradimento verso chi ti ha affidato la sua fiducia.
LA SCELTA
Daniel è il protagonista del romanzo.
È un investigatore privato, ex musicista fallito, uomo che ha passato la vita a cercare indizi sugli altri senza mai osservare le enormi incongruenze in sé.
Daniel ama Beatrice. L’ha amata per vent’anni ed è pronto a tutto per salvarla. Ma per salvarla, deve fare una scelta. Deve scegliere tra dire la verità o proteggere Beatrice. Tra salvare lei e salvare se stesso. Tra la giustizia e l’amore. Tra la legge e l’umanità.
Quante volte, in azienda, rimandiamo le scelte difficili?
Quante volte diciamo “ci penseremo più avanti”, “vedremo”, “non è il momento”?
Le scelte difficili sono quelle che non puoi rimandare, quelle che ti costringono a guardare in faccia chi sei veramente. Quelle che ti obbligano a mettere in gioco tutto ciò che hai.
La scelta è il momento culminante della leadership. Più importante di qualunque strategia, del controllo, e della visione.
Scegliere le parole giuste.
Scegliere il momento giusto.
Scegliere di dire la verità, anche quando fa male.
Scegliere di togliere la maschera, anche quando ti lascia nudo.
Scegliere di agire, anche quando la paura ti blocca.
Scegliere è il verbo più importante per qualsiasi leader di successo. Perché la comunicazione non è un insieme di regole, ma si può definire un atto di coraggio.
IL PESO DELLE PAROLE
Ho scritto un romanzo per raccontare le storie di personaggi che, in realtà, sono le storie che si scrivono ogni giorno in azienda, nelle riunioni. Sono le storie che ascolto nei tormenti degli artisti che vogliono sfondare a ogni costo, e quelle che leggo nelle scelte difficili di chi chiede aiuto.
Le percepisco in quei silenzi che pesano più delle parole, in quelle maschere che nascondono fragilità inconfessabili, nonché in quelle verità che nessuno ha il coraggio di dire.
Ho scritto un thriller psicologico, ma mi sto rendendo conto che somiglia sempre di più a un manuale di comunicazione aziendale. Perché, come già scritto poco sopra, la comunicazione non è una questione di skill, ma di umanità.
Ossessione, potere, scelta, verità, sono le parole che scandiscono il mio romanzo, ma sono anche le parole che scandiscono il mio lavoro, perché è fatto di persone.
E le persone indossano maschere, nascondono segreti e devono scegliere. Persone che, come i personaggi del mio romanzo, cercano una via d’uscita da situazioni in cui si sentono incastrati.
Come hanno scritto, giustamente, in tanti, la comunicazione può essere un ponte verso la verità, oppure un muro. Sta a noi scegliere.
Il mio romanzo si intitola “L’Ultimo Punto”. È un titolo provvisorio, ma è un titolo.
Perché non è finito. Perché le storie non finiscono mai davvero. Cambiano forma, si trasformano e continuano a vivere dentro chi le ha lette. Ma anche in chi le ha scritte.
Come la comunicazione. Come la leadership. Come la vita stessa.
Se ti interessa approfondire questi temi, seguimi.
Presto il romanzo sarà terminato, ma, intanto, continuiamo a parlare di comunicazione vera. Di quella che toglie le maschere, che dice la verità, che sceglie il coraggio.
Perché la comunicazione, in fondo, è l’arte di essere umani.
E l’umano, nella sua fragilità, nella sua forza, nei suoi segreti, è la storia più bella che uno scrittore possa raccontare.
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Dott. Pasquale Di Matteo
Comunicazionista, executive Coach e creatore del Metodo Kinsaisei. Storia, Arte e Geopolitica per la Leadership. Lavora con CEO, leader, professionisti e artisti sulla crescita professionale e personale. Rappresentante per l’Italia della società culturale giapponese, Reijinsha, e Vicedirettore del Magazine Tamago-Zine, dove analizza gli scenari internazionali. Laurea in Scienze della Comunicazione, Master in Politiche internazionali ed Economia, laureando in Relazioni internazionali e Sviluppo economico.
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