Dimmi come ti muovi e ti dirò chi sei
Un articolo di Livia Massarelli
Nel mio lavoro come artista, performer e Performance Coach, c’è una dinamica che osservo continuamente, sia nel mondo della performance che all’interno delle organizzazioni.
Quando qualcosa non funziona in un team, la nostra attenzione va quasi sempre all’esterno.
È il collega che non ascolta.
È il manager che non comunica.
È il team che non collabora.
Naturalmente esistono contesti complessi e dinamiche organizzative che hanno un impatto reale. Ma c’è una domanda che mi accompagna da anni e che oggi porto anche nel lavoro con leader e organizzazioni:
E se il punto di partenza fossimo noi?
Non si tratta di attribuire colpe o responsabilità. Si tratta di sviluppare consapevolezza.
Molti dei nostri comportamenti sono automatici. Il modo in cui ascoltiamo, guidiamo, reagiamo sotto pressione o ci relazioniamo agli altri avviene spesso senza che ce ne rendiamo conto.
Ed è qui che il movimento diventa uno strumento straordinario.
Recentemente, ho facilitato un workshop per un’azienda nel quale abbiamo alternato esercizi di movimento consapevole, pratiche di mindfulness e momenti di riflessione ispirati al coaching.
È stato sorprendente osservare come, attraverso il corpo e l’esperienza diretta, emergessero in modo naturale dinamiche relazionali e schemi comportamentali che probabilmente avrebbero richiesto molto più tempo per essere riconosciuti attraverso una conversazione.
Quando iniziamo a muoverci insieme, infatti, emergono dinamiche che normalmente rimangono invisibili.
Ci accorgiamo di chi prende sempre il controllo.
Di chi aspetta continuamente che qualcuno gli dica cosa fare.
Di chi evita il conflitto.
Di chi fatica a lasciare spazio agli altri.
Di chi tende a guidare senza ascoltare.
O, al contrario, di chi rinuncia alla propria voce.
La cosa interessante è che nessuno di questi comportamenti è, di per sé, giusto o sbagliato.
Diventano un limite quando sono automatici, quando non ci accorgiamo di metterli in atto e perdiamo la possibilità di scegliere una risposta diversa in base al contesto.
Il movimento ci permette di osservare questi schemi con maggiore chiarezza, trasformando ciò che normalmente rimane implicito in un’opportunità di consapevolezza, apprendimento e cambiamento.
Sorridendo, un partecipante del mio workshop mi ha detto, rispondendo alla consueta domanda del cosa ti porti via dall’esperienza: “io ho capito questo…dimmi come ti muovi e ti dirò chi sei!”. In effetti credo proprio che questa condivisione racchiuda l’essenza del mio lavoro. Attraverso il movimento, accompagnato da un giusto tempo di condivisione e riflessione, possiamo davvero fare luce su chi siamo e sui nostri comportamenti abituali, acquisirne consapevolezza.
È da questa esperienza che è nato il mio Embodied Performance Method: un approccio che integra movimento, pratiche di consapevolezza e coaching per aiutare persone, team e leader a sviluppare una presenza più autentica, una collaborazione più efficace e una performance sostenibile.
Per me, la leadership non significa avere tutte le risposte.
Significa sviluppare la capacità di osservare sé stessi, riconoscere i propri schemi e comprendere come il proprio modo di essere influenzi le persone intorno.
Credo che il benessere e la performance non siano due obiettivi in competizione.
Quando una persona è più presente, prende decisioni più lucide.
Quando un team sviluppa un ascolto più autentico, cresce anche la fiducia.
E quando un leader inizia a lavorare su sé stesso, crea le condizioni perché anche gli altri possano fare lo stesso.
Forse il cambiamento di cui le organizzazioni hanno più bisogno non è imparare un’altra tecnica.
Forse è sviluppare una maggiore consapevolezza di come siamo presenti a noi stessi e agli altri.
Perché ogni trasformazione collettiva inizia sempre da una trasformazione individuale.
E tu, come ti muovi?

