IL PARADOSSO DELL’INTELLIGENZA ARTIFICIALE: PERCHÉ NELL’ERA DEGLI ALGORITMI IL TUO VISSUTO È L’UNICO ASSET DI LUSSO

Un articolo di Pasquale Di Mateo

 

La fabbrica non dorme mai.

È un organismo fatto di ingranaggi, olio, acqua chimica, odore di metallo incandescente e un rumore di fondo che ti mangia i pensieri.

Per ventiquattro anni, ho osservato mandrini a 12000 gira al minuto, ho visto uomini trasformarsi in estensioni delle macchine che attrezzavano e programmavano, prima della malattia.

Il tumore è un algoritmo biologico spietato, un imprevisto che non ti aspetti: non negozia, non si cura delle tue ambizioni, se ne fotte dei tuoi tempi e dei tuoi impegni; semplicemente cancella il tuo orizzonte.

In quel momento, inchiodato al limite tra l’essere e il nulla, ho capito la lezione che nessuna università ha saputo insegnarmi: la nostra unica vera difesa non è il sapere, ma il modo in cui rielaboriamo le nostre cicatrici, la nostra storia, le nostre esperienze e… sì, anche i nostri studi.

Oggi, mentre il mondo trema di fronte all’avvento di un’Intelligenza Artificiale che promette di rendere consuetudine la genialità, automatizzandola, vedo milioni di professionisti cadere nello stesso errore fatale: cercare di competere con la macchina sul suo stesso terreno, cercare di studiare come utilizzarla, come programmarla, come farsela amica.

Ma è tempo buttato via, perché ciò che studi oggi, è già preistoria domani.

La velocità, la precisione, l’accumulo sterile di nozioni, di strategie che sono un plus alle dieci del mattino e sono già diventati inutili alle 22.

Anche perché tu non sei un database e nemmeno un computer che può continuare a immagazzinare dati nuovi, giorno dopo giorno, sperando di non essere superato da qualcuno che abbia un database più capiente e un cervello più performante.

Tu sei un mosaico di errori, di vittorie, di traumi e, soprattutto, di rinascite. Perché sono le rinascite che ti danno la conoscenza che vale oro.

 

IL MITO DELL’EFFICIENZA E L’ANIMA CHE SBIADISCE

Guardate gli uffici di oggi.

Ovunque, regna il terrore dell’inefficienza.

Gli algoritmi di apprendimento profondo stanno già scrivendo il codice che sostituirà i programmatori junior, stanno redigendo i contratti legali, stanno sintetizzando report geopolitici con una freddezza che farebbe invidia a un automa di epoca stalinista.

Se ti definisci solo per il compito che svolgi, sei un uomo morto che cammina: impiegato, interprete, commesso, commerciale, amministrativo…

La PNL insegna che la mappa non è il territorio. È l’ABC.

E il territorio che stiamo attraversando è un deserto di empatia, perché, in un mercato dominato dall’AI, le “hard skills” sono diventate il minimo indispensabile, ormai a basso costo, sono l’olio di gomito dell’era digitale.

Se tutto ciò che offri è una capacità tecnica e/o conoscenza, sarai scalzato prima ancora di vedere il 2030, perché le AI offriranno le stesse cose, facendole meglio, in un decimo del tempo, e senza chiedere ferie, riposi né stipendi.

La vera risorsa, la risorsa che già comincia a scarseggiare, è la capacità di connettersi in maniera umana.

È la tua capacità di guardare un cliente, un socio, un fornitore, un collaboratore… negli occhi e comunicare, con il tono di voce e il linguaggio non verbale.

 

IL KINSAISEI: L’ORO NELLE TUE CICATRICI

Il Kintsugi giapponese è l’arte di riparare la ceramica rotta con l’oro. Il Kinsaisei è l’applicazione di questa filosofia al tuo brand personale.

La tua storia, quel momento in cui hai perso il lavoro, in cui hai sbagliato il grande colpo, in cui la vita ti ha messo in ginocchio, non è un difetto di fabbrica e nemmeno qualcosa da nascondere o di cui vergognarsi.

Al contrario, è il tuo vantaggio competitivo più sicuro e potente.

L’intelligenza artificiale può simulare un discorso motivazionale, può generare una strategia di marketing perfetta sulla carta, può svolgere qualunque cosa tu sappia fare meglio di te, più rapidamente e gratis (giusto al costo di un abbonamento mensile che costa meno di un decimo del tuo stipendio).

Ma non può soffrire, non può aver lavorato per vent’anni in una linea di montaggio temendo il domani, per poi reinventarsi e andare a tenere conferenze a Osaka, come ho fatto io, né ha le cicatrici che hai tu.

Non può provare empatia per una persona, in una situazione che non rientra nella normalità, come avere un bambino con handicap, per esempio, o aver subito un furto in casa in piena notte, una malattia, un lutto, un incidente… una qualsiasi delle variabili della vita umana.

Questa è la vulnerabilità strategica.

Quando smetti di nascondere le crepe e le riempi d’oro, diventi unico, così come tu, essere umano, – e solo tu – puoi comprendere situazioni specifiche, particolari, non consuetudinarie.

E, nell’era dell’automazione, l’unicità è l’unica moneta che mantiene il suo valore. Anzi, lo aumenta.

 

IL TUO VISSUTO È IL TUO “BRAND” DEFINITIVO

Perché un CEO dovrebbe assumere te?

Perché un professionista dovrebbe affidarsi alla tua strategia di coaching?

Non certo per le tue certificazioni. (Anche, se, se è vero che una laurea non garantisce eccellenza, a maggior ragione, meglio affidarsi a persone che una laurea sono riusciti a ottenerla.)

Ti assumeranno perché, attraverso il tuo vissuto, offri una garanzia di resilienza.

I professionisti che otterranno successi mentre tanti saranno spazzati via dalle AI saranno quelli che possono portare sé stessi come esempio di successo.

La macchina ti dice “cosa” fare, ma un coach e un professionista che hanno una storia di successo alle spalle, possono spiegare perché valga la pena farlo, conoscendo il peso della fatica, cosa vale la pena fare e cosa no, e il sapore della rinascita.

Il Personal Branding non è più una vetrina narcisistica per cazzate come “ascolto” e altri copia e incolla da sentito dire su YouTube, ma è un atto di sopravvivenza per cui vale la pena affidarsi a professionisti laureati e che abbiano, con la loro esperienza, una prova incontrovertibile del fatto che il loro metodo funzioni.

Significa costruire una cattedrale di significati attorno alla tua di esperienza. Significa prendere le tue competenze tecniche e miscelarle alla tua storia personale, per farle uscire forgiate e per renderti unico per il mondo del lavoro.

Perché, se il tuo problema è compilare al meglio il CV e affidarti a esperti di colloqui del lavoro, sarai uno dei tanti, in fila per un numero di posti disponibili che si assottiglieranno sempre di più, polverizzati dalle AI.

 

PREPARARSI AL CAMBIO EPOCALE

Il robot gestirà la complessità tecnica, l’interpretariato, il lavoro d’ufficio. Persino i lavori manuali come il parrucchiere già vedono macchine in grado di eseguire tagli alla moda in pochi istanti.

Tu, essere umano, sarai chiamato a gestire la complessità dei significati, le tensioni internazionali, dove tira il vento, per anticipare il futuro. Sarai chiamato a gestire team di AI e robot, insieme a esseri umani. Sarai chiamato a imparare a comunicare come se fosse respirare.

Chi studia storia e geopolitica sa bene che il potere non è in mano a chi gestisce il territorio, ma a chi possiede la narrazione del e sul territorio.

Lo stesso vale per la tua carriera.

Non aver paura che l’AI ti sostituisca, perché, te lo dico da amico: non servi più. L’AI ti ha già sostituito. Manca solo la data definitiva di quando te lo comunicherà ufficialmente.

Perciò, semmai, abbi paura di non essere abbastanza umano. Smetti di comportarti come un terminale di inserimento dati per competere con chi non potrai mai nemmeno eguagliare: l’AI.

Inizia a essere una voce umana e unica. Una voce che ha vissuto, che ha fallito, che ha subito le rotture e che, con disciplina ossessiva, ha imparato a riassemblarsi.

Se la tua vita professionale è una serie di compiti, verrai archiviato da chi/cosa quei compiti li svolgerà meglio e quasi gratis.

Se la tua vita professionale è una storia che insegna all’altro come attraversare il deserto, sarai insostituibile, per governare la transizione e i luoghi di lavoro, che saranno ibridi per qualche anno, prima di diventare completamente automatizzati.

La transizione non è un’apocalisse, ma un inizio per un nuovo mondo, per una società che smetterà di vivere con i soldi guadagnati dal lavoro.

Come si vivrà e con quali normative sarà compito della politica stabilirlo, ma tu devi prepararti mentalmente al futuro che non è il 2050, ma prima, molto prima.

Chiunque sia solo tecnica, chiunque pensi “tanto nel mio lavoro l’AI non può…” cadrà come albero dalle radici recise.

Chiunque sia sostanza, vissuto e anima, e comprenderà di dover investire sulla sua persona, resterà a governare il nuovo mondo.

Non aspettare domani. Il momento zero era ieri e, se aspetti il momento giusto, ti do una dritta: il momento giusto è come Babbo Natale. Non esiste.

Se vuoi capire se alla tua storia si possa applicare il mio metodo, il metodo che mi ha portato dall’essere un semplice operaio a un dottore, rappresentante del Giappone in Italia, il Kinsaisei, mandami una mail e chiedi una call gratuita.

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Dott. Pasquale Di Matteo

Comunicazionista, executive Coach e creatore del Metodo Kinsaisei. Storia, Arte e Geopolitica per la Leadership.Lavora con CEO, leader, professionisti e artisti sulla crescita professionale e personale, attraverso storia, arte, geopolitica e comunicazione. Rappresentante per l’Italia della società culturale giapponese, Reijinsha, e Vicedirettore del Magazine Tamago-Zine.

www.pasqualedimatteo.com | info@pasqualedimatteo.com

 

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