Quando guidare significa togliere, non aggiungere
Un articolo di Lucia Franchi
Nel racconto contemporaneo della leadership siamo portati a pensare che crescere significhi aggiungere: più strumenti, più processi, più comunicazione, più controllo, più presenza.
È una narrazione rassicurante, perché dà l’illusione che la soluzione sia sempre un passo in avanti, mai una rinuncia.
Eppure, osservando da vicino come lavorano i leader più solidi e meno affaticati, emerge un pattern diverso, spesso controintuitivo: non sono quelli che accumulano, ma quelli che imparano a togliere.
Tolgono attività che hanno perso senso ma continuano a occupare spazio.
Tolgono riunioni che sopravvivono per inerzia.
Tolgono decisioni che non hanno più bisogno di essere presidiate.
E, soprattutto, tolgono rumore.
In un percorso di coaching utilizzo spesso una metafora semplice, quasi domestica: la soffitta.
Un luogo dove nel tempo finiscono oggetti utili, cose che “potrebbero servire”, strumenti che non sappiamo bene dove mettere ma che ci sembra rischioso eliminare.
Il problema non è la soffitta in sé, ma ciò che accade quando diventa pieno: smette di essere uno spazio funzionale e diventa un luogo in cui non trovi più nulla, nemmeno ciò che conta davvero.
Nella leadership quotidiana succede qualcosa di molto simile.
Agende sovraccariche, priorità che si sovrappongono, decisioni rimandate perché non c’è mai il tempo giusto per fermarsi a pensare, fino a quando l’azione prende il posto della scelta e la reazione sostituisce la lucidità.
Il punto, in questi casi, non è la mancanza di competenza o di impegno.
È la mancanza di spazio.
La lucidità non arriva aggiungendo un nuovo modello o un ulteriore framework, ma quando si ha il coraggio di chiedersi che cosa può essere tolto senza compromettere ciò che conta davvero, e che cosa invece stiamo mantenendo solo per abitudine, per paura o per senso di continuità.
Togliere non è un gesto neutro.
Espone, perché obbliga a scegliere.
Espone, perché rende visibili le priorità.
Espone, perché implica dire dei no che non sempre vengono accolti con facilità.
Ed è proprio per questo che togliere è un atto di leadership matura.
Ogni elemento superfluo che viene eliminato libera spazio mentale, decisionale ed emotivo, creando le condizioni per una guida più lucida, più intenzionale, meno reattiva.
Non si tratta di semplificare per moda o di ridurre per principio, ma di assumersi la responsabilità di creare contesti in cui ciò che conta possa emergere senza essere soffocato dal superfluo.
Forse, allora, la domanda più utile non è che cosa aggiungere ancora, ma che cosa stiamo continuando a tenere solo per abitudine, e che oggi ci costa più di quanto siamo disposti ad ammettere
Lucia Franchi

