Il Kintsugi e l’arte di accoglierci nella nostra interezza
C’è un’immagine che porto spesso nel mio lavoro di coaching: quella del kintsugi, l’arte giapponese di riparare ceramiche rotte con fili d’oro.
Non si tratta di nascondere le crepe, ma di evidenziarle. Di riconoscerle come parte della storia dell’oggetto, e proprio per questo, renderle preziose.
Nel lavoro con professionisti, leader, performer, incontro spesso una tensione comune: il desiderio di mostrarsi sempre “interi”, impeccabili, all’altezza. Come se le crepe , momenti di difficoltà, errori, fragilità, fossero qualcosa da correggere sempre o, meglio ancora, da nascondere.
E se fosse esattamente il contrario?
Se fossero proprio quelle crepe a definire la qualità della nostra presenza, della nostra leadership, della nostra capacità di comunicare in modo autentico?
Integrare non significa “aggiustare per tornare come prima”.
Significa includere. Dare spazio anche alle parti che abbiamo imparato a mettere da parte: l’incertezza, la paura, la vulnerabilità, ma anche il desiderio, l’ambizione, il bisogno di essere visti.
Nel mio lavoro come performance coach accompagno le persone proprio qui: nel passaggio da una ricerca di perfezione a una ricerca di integrità.
Un’integrità che nasce dalla consapevolezza di sé, dall’ascolto e dalla capacità di stare in relazione con tutte le proprie parti, anche quelle che ci piacciono meno.
È un lavoro che richiede tempo. Presenza. E anche coraggio.
Perché dedicare tempo a sé stessi non è un lusso. È una responsabilità.
E i benefici non restano confinati nella sfera personale.
Quando una persona inizia a conoscersi davvero, a riconoscere e integrare le proprie “crepe”, cambia il modo in cui prende decisioni, comunica, guida gli altri.
Cambia la qualità della sua leadership.
Diventa più chiara, più radicata, più sostenibile.
Ed è qualcosa che vedo ogni giorno nei percorsi con i miei clienti: quando smettono di nascondere e iniziano a integrare, non solo stanno meglio.
Funzionano meglio.
Forse, allora, la domanda non è come diventare perfetti.
Ma come diventare interi.

