Le frasi che un recruiter sente troppo spesso (e cosa risponderei davvero)
Un articolo di Paola De Vitis
Il lavoro di un recruiter significa ascoltare. Non solo CV e lettere di presentazione, ma anche frasi che si ripetono giorno dopo giorno, alcune innocue, altre quasi comiche, altre ancora cariche di ansia o speranza sincera. Dopo anni di colloqui, alcune le conosco a memoria… e ho imparato cosa vorrei davvero dire.
“Ho mandato il CV, quindi pensavo…”
Ricordo Luca, che mi scrisse questa frase una mattina di gennaio. Aveva appena lasciato il suo lavoro precedente e sperava in una risposta immediata. Sì, il CV era arrivato. Ma non bastava. Quello che davvero contava era il colloquio successivo, dove mi raccontò come aveva trasformato un progetto fallito in un successo, e lì capii chi fosse davvero.
“Io sono perfetto per questo ruolo.”
Marina lo disse con convinzione, quasi da sfida. Perfetto? Esiste davvero il candidato perfetto? Non lo so. Ma quello che mi interessava era capire come affrontava gli ostacoli. Mi raccontò di un progetto in cui tutto sembrava perduto e di come, con determinazione e collaborazione, aveva ribaltato la situazione. In quel momento vidi il suo valore reale.
“Non ho esperienza, ma imparo in fretta.”
Questa frase l’ho sentita da Giacomo, appena laureato, che tremava un po’ durante il colloquio. Voleva convincermi della sua voglia di crescere. Gli chiesi di raccontarmi un momento in cui aveva dovuto improvvisare senza sapere come procedere. Parlò di un progetto universitario complesso e di come avesse coordinato un piccolo team. Non era esperienza sul lavoro, ma era talento e determinazione.
“Ho letto tutto il vostro sito, conosco la vostra azienda.”
Molti lo dicono, pochi lo dimostrano davvero. Sara mi raccontò con entusiasmo di cosa l’aveva colpita e di come vedeva il suo contributo concreto. Capì subito che non bastava leggere, bisognava portare una prospettiva personale.
“Quando avrò una risposta?”
Questa è la frase più comune e più sincera. Ricordo Marco, in ansia dopo un colloquio difficile. Gli dissi: “Capisco l’attesa. Sto valutando anche il tuo percorso e le tue motivazioni, non solo il CV. Ti aggiornerò appena possibile.” La trasparenza, anche in una semplice frase, può fare la differenza.
“Non sono bravo con i colloqui, ma nel lavoro vado bene.”
Elena mi confessò questo timore con un sorriso nervoso. Le chiesi di parlarmi di un progetto concreto in cui aveva fatto la differenza. Le sue parole, cariche di esempi reali, mi convinsero più di mille frasi preparate.
“Ho cambiato molti lavori, ma è perché volevo crescere.”
Francesco aveva paura del giudizio. Gli spiegai che volevo capire cosa cercava in ogni esperienza e cosa lo portava lì oggi. Parlare di motivazioni autentiche trasformò il colloquio in una conversazione vera.
“Spero che possiate considerarmi nonostante tutto…”
Questa frase di Alessia era fragile e dolce. Le risposi: “Ti considero per chi sei oggi, non per quello che hai fatto ieri.” Il suo viso si illuminò, e capii quanto l’empatia possa trasformare un momento difficile in qualcosa di positivo.
“Posso avere un feedback onesto?”
Chiara lo chiese con timore. La mia risposta fu: “Certo. Anche un ‘no’ può essere utile se ti aiuta a capire, a crescere e a prepararti per opportunità future.” Il suo sollievo fu tangibile. Sentirsi vista e ascoltata fa davvero la differenza.
“Se non oggi, forse domani…”
Questa frase racchiude speranza. E io penso sempre: assolutamente. Anche quando oggi il ruolo non è giusto, teniamo la porta aperta. Ricordo Andrea, che non aveva il profilo perfetto per quel momento, ma con cui ho mantenuto i contatti. Sei mesi dopo era il match perfetto per un altro ruolo. Il talento va coltivato, non scartato.
Alla fine, non sono le frasi a essere importanti, ma ciò che c’è dietro: ansia, entusiasmo, timore, sogni. Il lavoro di un recruiter non è solo selezionare, ma trasformare queste parole in conversazioni autentiche, in cui la persona si sente vista e ascoltata.
La differenza non la fa mai un CV perfetto o una risposta pronta, ma l’empatia, l’intuizione e la cura che mettiamo in ogni colloquio.
E tu, quale di queste frasi ti è più familiare? Quale avresti voluto sentire davvero dal recruiter?

