L’ESTINZIONE DELLO SPECIALISTA
Un articolo di Pasquale Di Matteo
Ti hanno convinto a studiare una cosa sola per renderti del tutto inoffensivo.
Senti l’odore di caffè stantio che impregna le sale riunioni o il ronzio freddo dei neon negli ospedali, nelle fabbriche, negli uffici open space?
È lì che consuma la sua esistenza la razza più illusa del nostro secolo: l’iper-specializzato.
Ti guardano dall’alto in basso della loro unica, monolitica competenza, e usano la parola “tuttologo” come fosse uno sputo.
Ti dicono che devi avere un solo ruolo, una sola competenza, un solo binario.
Te lo martellano in testa h24: scegli la tua nicchia, resta al tuo posto. Non devi parlare di tutto se vuoi crescere.
E il risultato è una società di idioti settoriali e di idioti ancora più idioti che copiano e incollano i contenuti dei primi, tutti incapaci di leggere il mondo, ma convinti di poter vomitare sentenze su tutto.
Come l’operaio specializzato che legge un post su Facebook e mi urla in faccia: “Ma chi sei tu per spiegarmi come gira il mondo e la crisi in Medio Oriente?”.
O il medico, che commenta le dinamiche sociali dicendo: “Per me la comunicazione efficace è questa…”, con la stessa arroganza con cui io, profano, potrei prescrivergli un farmaco per un tumore.
Hanno una sola lente, spesso sporca, e pretendono di giudicare l’intero paesaggio.
IL MURO DI BRONZO E IL FANGO
22 giugno 168 a.C. Piana di Pidna. Il console romano Lucio Emilio Paolo è a cavallo, la polvere della Macedonia gli secca la gola. Di fronte a lui avanza l’arma più specializzata e letale dell’antichità: la falange macedone. Sedicimila uomini incastrati in una formazione perfetta, un muro di scudi e lance di frassino lunghe sei metri. Avanzano come un unico, inarrestabile tritacarne.
Emilio Paolo suda. Le sue mani tremano sulle redini. Anni dopo, ammetterà di non aver mai visto nulla di più terrificante in vita sua.
I romani arretrano, vengono massacrati. La falange sa fare una sola cosa: spingere in avanti, dritta. È la perfezione della specializzazione.
Ma il terreno sotto i loro piedi cambia. Diventa irregolare. Rocce, avvallamenti. La linea perfetta si flette, così, si aprono delle crepe nel muro di lance.
È in quel momento che Emilio Paolo impartisce l’ordine.
I manipoli romani non sono un muro rigido. Sono unità flessibili, soldati poliedrici, addestrati a rompere i ranghi, a usare il gladio nel corpo a corpo, ad adattarsi allo spazio stretto.
Si infilano in quelle crepe e i macedoni, con le loro enormi lance incastrate, non possono girarsi.
Non sanno fare altro. La loro unica competenza diventa la loro tomba.
Si conteranno ventimila morti prima del tramonto.
La specializzazione estrema è una fortezza inespugnabile, finché il terreno sotto i tuoi piedi non cambia forma. Allora diventa una prigione.
La falange macedone non fu sconfitta da una falange migliore, ma dalla differenziazione.
L’ILLUSIONE DEL BINARIO UNICO
Oggi il terreno non sta cambiando; sta collassando. Il mondo rassicurante del 2019 è preistoria.
Gli Stati Uniti non sono più i padroni incontrastati del pianeta, la Cina è la nuova superpotenza che detta le condizioni e l’Europa è un cadavere industriale che cammina, tenuto in piedi da burocrazia e retorica di leader che, nel secolo scorso, al più avrebbero fatto da portaborse ai leader dell’epoca.
In mezzo a questo terremoto geopolitico, l’Intelligenza Artificiale sta facendo a pezzi il concetto di “lavoro” come lo conoscevamo. Eppure, la gente continua a stringere la sua unica lancia macedone.
Le aziende cercano il tecnico iperspecializzato, cieche di fronte al fatto che un algoritmo farà lo stesso lavoro in tre secondi netti, ma impauriti di fronte alla possibilità di assumere chi sappia qualcosa più del CEO, dell’Amministratore delegato, del titolare.
I social network hanno completato il disastro, fornendo l’illusione ottica della competenza.
Tutti parlano di geopolitica senza aver mai aperto un libro di storia dei trattati, tutti fanno gli psicologi senza aver mai studiato i meccanismi della mente umana, spesso copiando e incollando testi vomitati da un’AI.
Hanno trasformato l’incompetenza in diritto di parola. Ma il mercato che sta arrivando non perdona l’arroganza dell’ignorante, né la rigidità dello specialista.
LA STRATEGIA DELL’ARSENALE
Devi rompere i ranghi.
Il metodo Kinsaisei non è una pacca sulla spalla: è tattica pura calata sulla realtà.
Devi leggere il presente con la freddezza di un generale e capirne le dinamiche con l’intimità di chi scava nel dolore umano. E per farlo, non basta “avere tanti interessi” come un dilettante in cerca di hobby.
Devi studiare e certificarti.
Ma la poliedricità che salverà la tua vita e la tua carriera non è quella dei ciarlatani del web, ma quella del rigore assoluto.
Vuoi parlare di equilibri internazionali e guerre?
Prendi un Master in Politiche Internazionali.
Vuoi discutere delle strategie del controllo di massa?
Laureati in Scienze della Comunicazione.
Vuoi prescrivere diete?
Diventa un nutrizionista.
La Cina lo sta già facendo. Lì si sta affermando una élite di individui dalle competenze stratificate, plurilaureati, capaci di fondere ingegneria e sociologia, tecnologia e filosofia, perché il futuro esige armi multiple.
Smetti di identificarti con il tuo pezzo di carta o con il ruolo sul cartellino.
Aggiungi studi, competenze e certificazioni.
Studia la psicologia umanistica per capire i tuoi dipendenti, la geopolitica per capire dove spostare i tuoi investimenti, la storia per smettere di farti sorprendere da crisi che si ripetono uguali da tremila anni e per comprendere come e perché si riescano a commettere disastri quando non si conoscono storia e antropologia di certe nazioni.
Se non incroci le discipline, se non diventi capace di muoverti agilmente tra la sociologia e i bilanci aziendali, sarai spazzato via alla prima anomalia del terreno.
Cosa? Non hai tempo/voglia per…? Allora affidati a qualcuno che lo faccia o che l’abbia già fatto al tuo posto, se tieni davvero alla tua attività.
IL COSTO DI VEDERE NEL BUIO
Fa paura, lo so.
Mettersi sui libri a quarant’anni, a cinquant’anni, o ammettere a trenta che la tua laurea iper-specialistica è già vecchia, ti stringe lo stomaco. È un costo emotivo brutale.
Ti sentirai dire che stai perdendo tempo. I colleghi, aggrappati alle loro certezze in via di estinzione, ti derideranno. Soprattutto quelli che non hanno mai dimostrato nemmeno di essere capaci di superare un solo esame universitario.
Ti sentirai solo, seduto la sera davanti a un saggio di relazioni internazionali mentre gli altri guardano l’ennesima serie tv rassicurante o l’immondizia partorita da un reality.
Anche a me tremano le mani, a volte. Vedere le connessioni, percepire in anticipo dove la storia andrà a sbattere, porta con sé un senso di solitudine amara.
So cosa significhi guardare negli occhi qualcuno e sapere che le sue convinzioni lo porteranno dritto contro un muro di cemento armato, e non poter fare nulla perché è troppo innamorato della sua unica verità.
In questo istante, sei lì anche tu. Dietro questo schermo. Senti che qualcosa nel tuo settore non funziona più, senti l’acqua che ti sale alle ginocchia, ma hai paura di muovere il passo verso l’ignoto di una nuova disciplina.
Ma il terreno si sta già spaccando. La linea si sta deformando sotto il peso di un mondo che non chiede scusa e non farà sconti a chi resterà indietro.
Puoi restare incastrato nella tua unica mossa perfetta, stringendo l’arma che ti hanno insegnato a usare, aspettando l’impatto, oppure puoi estrarre una lama nuova e combattere come altri non sanno fare e, al più, potranno dirti: «chi sei tu per…?», prima di tornare a chiacchierare con il vicino sul nuovo scandalo del reality o della soap opera.
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Dott. Pasquale Di Matteo
Comunicazionista, executive Coach e creatore del Metodo Kinsaisei. Storia, Arte e Geopolitica per la Leadership. Lavora con CEO, leader, professionisti e artisti sulla crescita professionale e personale, attraverso storia, arte, geopolitica e comunicazione. Rappresentante per l’Italia della società culturale giapponese, Reijinsha, e Vicedirettore del Magazine Tamago-Zine, dove analizza gli scenari internazionali. Laurea in Scienze della Comunicazione, Master in Politiche internazionali ed Economia, laureando in Relazioni internazionali e Sviluppo economico.
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